Un 2011molto “social” per Wall Street, dove hanno debuttato LinkedIn, Groupon e Zynga. I risultati post quotazione per ora non sono esaltanti, mentre cresce l’attesa per lo sbarco di Facebook.

 

Wall Street nel 2012 attende Facebook: sarà boom o flop?

Il 2011 è finito e possiamo trarre qualche primo bilancio di quello che è stato e quello che sarà lo scenario per il comparto high-tech sui principali mercati finanziari mondiali. L’anno che se ne va ha portato al debutto di alcuni dei protagonisti della “social economy” o come vogliate definirla quali LinkedIn, Groupon e Zynga, ma le attenzioni restano concentrate sullo sbarco, preannunciato per l’anno venturo, di Facebook.

Il social network per professionisti chiude l’anno a 63,20 dollari per azione, circa la metà rispetto ai picchi di 122,70 dollari toccati nei primi giorni di quotazione, ma ancora ben oltre i 45 dollari chiesti durante il collocamento dello scorso maggio. Il problema in questi casi è che molti piccoli investitori non accedono al collocamento (riservato in larga parte a investitori istituzionali come fondi comuni e banche d’affari) ma comprano il titolo sul mercato. Ebbene, se qualcuno avesse comprato LinkedIn il giorno del debutto rischierebbe di essersene già pentito, visto che la prima seduta vide il titolo chiudere a 94,25 dollari per azione. Secondo alcuni come gli esperti del sito finanziario americano Motley Fool, tuttavia, LinkedIn potrebbe essere una dei cinque migliori titoli su cui puntare per sfruttare il rimbalzo che solitamente segue nel secondo anno di quotazione, dopo che i soci finanziatori, terminato il periodo di “lock up” in cui non è possibile cedere azioni, hanno proceduto a uscire dal capitale (per loro che hanno investito prima della quotazione a livelli di prezzo solitamente molto inferiori a quelli del collocamento è infatti quasi sempre conveniente passare alla cassa, indipendentemente dall’andamento delle quotazioni).

Ultimi scambi dell’anno a 20,53 dollari per Groupon: il sito che consente di effettuare acquisti usufruendo di sconti e offerte speciali non ha brillato in borsa, dove ha debuttato a inizio novembre dopo vari rinvii (l’Ipo era sembrata sul punto di decollare subito prima dell’estate) a 20 dollari per azione. Se non altro il titolo è riuscito in dicembre a recuperare terreno dopo aver toccato un minimo di 16,97 dollari. Groupon al momento sembra soffrire di una certa discordanza di visione degli analisti sulle prospettive del titolo, dato che se generalmente si prevedono ulteriori spazi di crescita per l’attività in molti trovano le valutazioni attuali ancora troppo “tirate”, con un prezzo che nonostante un incremento esponenziale del fatturato rappresenta ancora oltre 1.600 volte il patrimonio netto della società, il che in un periodo di incertezze e crisi dei mercati creditizi non è certamente un cifra facilmente ignorabile (LinkedIn al confronto quota solo 18,44 volte il patrimonio netto e 370,6 volte gli utili, utili che Groupon è ancora ben lontano dal registrare).

Ultima arrivata, Zynga, il più famoso sviluppatore al mondo di social game, ha terminato gli ultimi scambi del 2011 a Wall Street a 9,31 dollari, in questo caso finendo sotto il prezzo di collocamento di metà dicembre pari a 10 dollari per azione. Data la lunga attesa (anche Zynga avrebbe dovuto debuttare ai primi di giugno) e dato che con l’operazione Zynga ha raccolto 925 milioni di dollari, risultando la settima maggiore Ipo dell’anno a Wall Street (battuta di poco da un’altra debuttante di metà dicembre, il gruppo di modaMichael Kors Holdingquella di Zynga è stata sicuramente la maggiore delusione per quanto riguarda le Ipo tecnologiche di quest’anno. Quello che sembra lasciare perplessi gli investitori  nel caso di Zynga sono le prospettive a lungo termine del business e la capacità di Zynga di innovarle continuamente.

La maggior parte delle entrate della società al momento proviene dalla vendita di beni virtuali, ma in assoluto meno del 3% dei 240 milioni di giocatori di Zynga li compra e questo nonostante che le vendite nei primi nove mesi dell’anno siano già più che raddoppiate a 829 milioni di dollari (mentre gli utili sono schizzati a 121 milioni). In questo caso il fatto che Zynga vada così bene è per assurdo (ma non tanto) una fonte ulteriore di pensieri, dato che non è prevedibile al momento se la società sarà in grado di mantenere questi tassi di crescita esponenziale anche in futuro (anzi: è chiaro che non li potrà mantenere all’infinito, quel che non si capisce è quanto a lungo li potrà mantenere e a che livelli di fatturato e utili tenderà a stabilizzarsi una volta “a regime”).

Questa domanda di porta dritti al centro delle attese per il 2012, l’anno in cui Mark Elliot Zuckerberg quoterà Facebook a Wall Street forte degli oltre 750 milioni di utenti ufficialmente raggiunti lo scorso luglio (ma ufficiosamente si parla già di 800 milioni superati a inizio dicembre), prima che Google plus (che dovrebbe salire dagli attuali 62 milioni ad oltre 400 milioni entro la fine del prossimo anno) possa rubargli la scena e una consistente fetta di business.

E’ infatti difficile immaginare quanto a lungo “faccialibro” possa crescere ancora e certamente non ai ritmi a cui ci ha abituato in passato, quindi la strada per il successo (almeno a Wall Street) sembra obbligatoriamente passare per una maggiore redditività del business, ma qui casca, per i momento, l’asino: nei primi sei mesi dell’anno (quando dunque Facebook già aveva circa 750 milioni di utenti) il fatturato è risultato pari a 1,6 miliardi di dollari mentre gli utili sono stati pari a 500 milioni. Sembrano ottimi numeri ma significa che Zuckerberg non riesce a vendere i propri servizi per più di un paio di dollari a utente, guadagnandone poco meno della metà e ciò nonostante si tratta di numeri migliori di quelli di LinkedIn (che nel terzo trimestre dell’anno ha raggiunto un fatturato di 139,5 milioni a fronte di 135 milioni di utenti e che dovrebbe aver fatturato tra i 154 e i 158 milioni di dollari nell’ultimo trimestre).  Che Zuckerberg senta il fiato sul collo della “grande G”, nonostante le smentite ufficiali, sembra poi confermato dalla decisione di passare in tutta fretta a una nuova veste grafica del sito, “Timeline” (in italiano “Diario”) che per la verità ha suscitato qualche perplessità perché rivoluziona abbastanza radicalmente l’impostazione della “bacheca” dei singoli utenti dando molto più spazio agli elementi grafici come foto e filmati che non ai testi (e relegando in secondo piano gruppi e fanpage).

Nel frattempo le valutazioni di Facebook sul circuito SharePost (dove sono state collocati lo scorso 21 dicembre 150 mila titoli di classe B a 32 dollari l’uno) continuano a oscillare sui 78-80 miliardi di dollari mantenendosi sui livelli già visti a fine settembre: Wall Street sarà d’accordo e, ancora più importante, a questo livello vi sarà spazio per assistere ad una crescita delle quotazioni nel 2012? Lo scopriremo nei prossimi mesi, per ora buon anno a tutti.

fonte:  http://tech.fanpage.it/wall-street-nel-2012-attende-facebook-sara-boom-o-flop/#ixzz1jhqoi2I9
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