Altro che associati dilettanti.|È una palestra a scopo di lucro.

 

La sentenza in commento rispecchia fedelmente quel filone giurisprudenziale secondo il quale “gli enti associativi non godono di uno status di extrafiscalità, che li esenta, per definizione, da ogni prelievo fiscale, occorrendo sempre tenere conto della natura delle attività svolte in concreto” (cfrCassazione 4148/2013, 15321/2002 e 16032/2005).
E l’onere – ha stabilito sempre la Cassazione – di provare la sussistenza dei presupposti di fatto che giustificano l’agevolazione sull’Irpeg, nonché quella sull’Iva (articolo 4, decreto Iva), è a carico del soggetto collettivo che la invoca, secondo gli ordinari criteri stabiliti dall’articolo 2697 del codice civile (cfr Cassazione 16032/2005, 22598/2006, 11456/2010 e 8623/2012).

http://www.borsaitaliana.it/derivati/idem-magazine/maggio2013/mipmag.htm

Interessante articolo sul ricorso da parte di aziende del settore LUXURY a titoli e contratti derivati per proteggersi da determinati rischi (politiche di hedging di Ferragamo, contratti IRS di Luxottica, cash pooling di Dolce e Gabbana, ecc.).

Prevale l’utilizzo di contratti cosiddetti “Plain Vanilla”, semplici e relativamente più sicuri rispetto ad altri strumenti finanziari complessi.

P.M.

 

 

Semplice ma interessante analisi delle proprietà dei marchi più conosciuti

 

http://it.finance.yahoo.com/blog/linkiesta/dietro-il-marchio-092808355.html?page=all

 

PM

Ecco alcuni dati interessanti sull’analisi delle entrate erariali per l’anno 2012.

 

“Nel periodo gennaio-dicembre 2012, all’andamento delle entrate totali pari a 423.903 milioni di euro (+11.697 milioni di euro, pari a +2,8%, rispetto al 2011) contribuiscono le imposte dirette che risultano di 228.776 milioni di euro (+10.686 milioni di euro pari a +4,9%) e le imposte indirette pari a 195.127 milioni di euro (+1.011 milioni di euro, pari a +0,5%).

 

http://www.finanze.gov.it/export/download/entrate_tributarie/Bollettino_entrate_-_Dicembre_2012_xv.pdf

 

PM

il New York Times su una storia di successo qual è quella di Instagram ha scritto: 
il progetto del suo creatore, Kevin Systrom, ha funzionato solo grazie al fatto che costui era strettamente integrato in una fitta rete di relazioni con centinaia di membri della cultura di Silicon Valley, i quali gli hanno fornito consigli, consulenze, finanziamenti e sponde varie, senza le quali (e senza una congrua dose di fortuna) non sarebbe arrivato da nessuna parte.

Il successo è frutto della cooperazione.

Riporto qui un interessante post diffuso da Working Capital Accelerator.

La startup va ormai di moda e si rischia di abusare del termine. Le startup senza business model e prospetti di ricavi possono essere considerate vere e proprie startup ??? Purtroppo questa sembra essere la tendenza.

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Back in 2007 I started a free Blogspot web site in the gaming space. Within 6 months, via Google Adsense (and a couple other rev sources) it was bring in $3,800 a month.

A year later the site was receiving 110,000 uniques, 1.5 million page views and over $10,000 a month (with multiple rev sources). This juggernaut was a simple blog of mostly daily posts about games and in some cases those blog posts were simple reposts from the game’s own blog.

Impressed with what I had done, or more accurately, shocked at what had happened to me. I mentioned this at a startup conference to someone.

But what was I told by a certain successful startup guy?

“That’s not a startup. That’s just a website.”

Sure, falling bass-ackwards into a revenue stream does not make a startup a startup. Tons of unique visitors and page impressions don’t either.

So what does?

Would anyone consider the front page of this site, Crranky.com a startup? It’s a simple idea simply executed by me, a non-techical guy with no programming help. No?

Moving on from this I’ve attempted a “real” startup this time. Now with a little cash in my pocket, hiring a programmer, spending a year in development of a profile-type platform for tweens and teens. Think of it as About.me for virtual world profiles, called Funhouse.

Several thousand dollars poorer, no revenue and about 6,000 members later can I now consider myself a start up guy? A real startup guy? What about a serial entrepreneur?

My list goes on but I’ll spare you the clicks. I haven’t had the kind of “startup success” I did back when I had a free website, ad revenue and lots of traffic.

If the definition of startup is (and from what I read on Hacker News at times seems to be) being broke taking a great idea to a well executed functional MVP with the hope of someday being acquired, then no thanks.

I’ll take just a big revenue generating “website” any day.

Why? Because I am not interested in making a dent in the universe, at least right now.

I just need to pay some bills.

 

Posted By crranky ~ 21st August 2012

Concordo con la visione dell’avv.Portolano. La riforma permette solamente di risparmiare quei 2000-2500 euro iniziali.. Ma come è possibile aprire una società senza un modello di business che preveda l’acquisto di beni funzionali all’attività (macchinari, mezzi, computer,..)?

La situazione ante-riforma prevedeva un capitale minimo di 10.000 euro, dei quali solo 2.500 euro da versare nella fase iniziale dell’attività. Il vero problema non è il capitale, necessario comunque per gli investimenti iniziali, ma l’accesso al credito bancario e a finanziamenti di diversa natura. Cambiare le norme del codice civile sul capitale non farà avere neanche un euro in più a chi vuole avviare un impresa.

Pietro

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“La Srl a 1 euro non porterà alcun beneficio significativo. Anzi: per molti aspetti potrebbe rivelarsi uno strumento inadatto”. E’ questo il parere dell’avvocato Francesco Portolano, esperto (tra le altre cose) di internet, media e startup, che ha scritto ai Bastioni di Orione. Su alcune cose sono d’accordo anche se ritengo che il tentativo del Governo sia comunque meritorio.

Scrive l’avvocato Portolano.

1) Oggi esistono due nuovi modelli di società: la “Srl semplificata”, per gli under 35, e la “Srl a capitale ridotto”, per gli over 35. Mi domando: è una semplificazione prevedere due nomi diversi, due articoli di legge diversi (uno non è neanche nel codice civile) e discipline molto simili solo perché in un caso i soci sono sotto i 35 anni e nell’altro sopra? Non si poteva prevedere un solo modello societario applicabile a giovani e meno giovani?

2) C’è un malinteso sul funzionamento del capitale nelle Srl. I famigerati 10mila euro di capitale richiesti per una Srl normale non rimangono in banca congelati ma possono essere utilizzati dai soci come vogliono. Infatti una volta completato il processo per la costituzione, la somma viene restituita sul conto della società. Quindi i soldi del capitale non sono a fondo perduto ma possono essere utilizzati per comprare macchinari e computer, pagare stipendi e fornitori, registrare marchi e così via. A dire il vero, non occorrono neanche 10mila euro uro, in quanto se ci sono almeno due soci è sufficiente versare 2.500 euro, che poi si possono “riprendere”. Se invece uso la “Srl a 1 euro”, non devo anticipare alcuna somma. Bello. Ma come comprerò i miei macchinari e computer? Come pago i fornitori? Ho comunque bisogno di denaro. Il problema, invece, è l’accesso al credito bancario e a finanziamenti di diversa natura. Cambiare le norme del codice civile sul capitale non farà avere neanche un euro in più a chi vuole avviare un impresa.

3) D’altronde la genesi della “Srl per over 35” sembra essere estemporanea. Dalla relazione alla legge che la introduce: “la proposta emendativa contribuisce a migliorare la posizione del nostro Paese nella classifica Doing Business. […] La sola rimozione del vincolo anagrafico consentirebbe di uniformarsi al benchmark dei nostri competitors Ue, garantendo un avanzamento di ben 6 posti nella classifica generale …” A me sembra che questo linguaggio tradisca un’eccessiva attenzione al problema estetico del “come siamo messi in classifica” rispetto al tema sostanziale “come aiutiamo concretamente a fare impresa”.

4) Sul fronte dei costi di costituzione la Srl semplificata è invece effettivamente vantaggiosa, perché sono eliminati circa 2mila euro di onorari notarili e spese. Ma perché allora non eliminare tutte le spese, visto che dovrebbero rimanere le somme dovute a vario titolo nell’ordine di qualche centinaio di euro? E soprattutto perché discriminare gli “over 35” che sono costretti a pagare il notaio e tutte le spese? Gli over 35 sono benestanti per definizione?

5) Lo statuto standard (che pare essere obbligatorio e non modificabile) nel testo pubblicato dal Ministero è a mio modesto avviso del tutto inadeguato perché omette di disciplinare numerosi temi relativi al funzionamento della società. Per farsi un’idea: uno statuto di una Srl normale è un documento di numerose pagine (dieci? venti? Certo non una come quello del ministero!). Non era meglio fare riferimento ai vari modelli esistenti o agli statuti adottati in concreto e analizzarli e redigere un documento standard sufficientemente articolato in modo da non lasciare così ampio spazio a dubbi e incertezze? Per esempio, secondo lo statuto standard non sembra possibile tenere Consigli di amministrazione e assemblee in teleconferenza. E’ uno sfizio da nerd? Mica tanto.

6) Cosa succede quando il tempo passa e i soci superano la fatidica soglia dei 35 anni? Non si sa…